Attesa di meraviglie

Non so cosa scrivere, faccio ancora una prova e poi sprofondo nel non fare, che è una maniera docile di spegnere il tempo.

Ho più di mille anni ma è come se fossi nato ieri, mi stupisco di tutto ma tutto mi pesa come un macigno sulla schiena: perciò cerco di assentarmi dal tempo, vederlo da fuori o, meglio, non sentirlo e a volte osservarlo passare sapendo bene che il tempo non passa, che non fluisce ma c’è.

Il mio sentire è fiacco ma non dispero, io non dispero mai, ho sempre addosso una strana speranza, una certezza, che qualcosa di nuovo accadrà – di grande, di sublime e pieno di meraviglie, stupefacente.

Assentarsi non è facile, richiede pazienza, tenacia e pratica: come una disciplina del corpo, perché la mente è una parte del corpo e come tale va allenata.

Io vedo il resto fuori di me ed io non sono qui, io sono via, lontano, estraneo, da un’altra parte e sto sorvolando l’essere ma non sono in lui.

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