Ipse dixit

Ecco un tal famoso G. Zagrebelsky a proposito della sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale e sui possibili problemi che può creare, in questo link:

Per il principio di continuità dello Stato: lo Stato è un ente necessario. L’imperativo fondamentale è la sua sopravvivenza, che è la condizione per non cadere nell’anomia e nel caos, nella guerra di tutti contro tutti

Ipse dixit.
Non so voi ma io sento odore di stragi in queste parole, stragi per difendere lo Stato: che altro può voler dire infatti che la sua sopravvivenza è un imperativo fondamentale e che si tratta di un ente necessario? Dove ha sempre portato infatti nella storia questa astratta assolutezza se non al massacro?
E poi: fondamentale per chi? Necessario per chi? Naturalmente fondamentale e necessario per difendere da noi stessi noi miseri popolani che altrimenti ci sbraneremmo a vicenda per le strade, incapaci di regolare i nostri istinti belluini senza qualche ministro o qualche professore di diritto pronti ad insegnarci con le buone o con le cattive come comportarci in società, nella società statale.

Per questo lo Stato deve sopravvivere ad ogni costo, soprattutto questo Stato, con tutta la sua orda di mantenuti e parassiti che ci tengono a freno prima che noi scateniamo una guerra contro noi stessi, nelle famiglie, tra vicini di casa, nei negozi, nelle fabbriche, negli uffici ecc. Loro, i lautamente pagati, ingrassati, potenti, intoccabili, ci tengono a freno le mani affinché non ci uccidiamo a vicenda, non ci sterminiamo l’un con l’altro, finendo magari, presi dalla nostra foga assassina, col fare un po’ di male anche a qualcuno di loro. E affermano questo come se nella storia, vedi il XX secolo, tutti gli omicidi di tutti i criminali, di tutte le mafie e di tutti i pazzi assassini, non siano stati infinitamente minori delle apocalittiche stragi causate dalle guerre tra Stati, tra quei club di gentiluomini beneducati che mandavano a morire a migliaia i poveracci su cui comandavano per continuare a mantenere in vita i loro Stati che dovevano proteggere quegli stessi poveracci proprio dall’anomia e dal caos, nella guerra di tutti contro tutti

Nemmeno i migliori teologi ed i migliori filosofi sono riusciti a dimostrare che Dio è un ente necessario mentre il professore è capace di affermare che lo Stato lo è.

La miseria delle argomentazioni di questi professori per difendere un pregiudizio che li rende privilegiati e potenti è così evidente da passare il più delle volte inosservata. Come può passare inosservato il loro vero e proprio terrore quando rischia di venir messo in discussione il mondo statale dentro cui hanno costruito la loro comoda tana di azzeccagarbugli in fatto di leggi, commi e paragrafi, dando credibilità ad un sistema statale che ormai è in grado soltanto di mostrare la propria faccia ingorda ed avida, sadicamente burocratica nell’esigere sempre più oboli per il proprio grasso mantenimento, fornendo in cambio sempre di meno e con sempre più arroganza.
Adesso però è venuto il tempo che di ciò nulla passi più inosservato.

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