Universo mediocre

A parte il godimento estetico che ci procurano le immagini catturate dai telescopi e dalle sonde spaziali ed il godimento intellettuale che ci procura il tentativo di capire come funziona, se riflettiamo su come si presenta l’universo che conosciamo e osserviamo fuori dalla Terra, dobbiamo riconoscere che si tratta di ben poca cosa dal punto di vista della varietà: una sterminata distesa vuota punteggiata da enormi ammassi di fornaci termonucleari, distribuite in vari stadi evolutivi, attorno a cui girano un numero indeterminato di biglie metalliche, liquide o gassose, composte da qualche decina di elementi chimici. Qua e là esistono paradossali e colossali entità chiamate buchi neri, per lo più resti di grandi stelle, i quali divorano tutto ciò che passa nelle vicinanze riducendolo a niente. Dobbiamo riconoscere che qualunque piccolo giardinetto di qualunque villetta terrestre racchiude molta più varietà e complessità in uno spazio infinitamente più piccolo: e tutto ciò senza neppure considerare l’intelligenza e la coscienza degli esseri viventi superiori che in quel giardino potremmo trovare. Dell’universo sono le dimensioni a colpirci e l’enigma della sua nascita: se non fosse per esse non ci faremmo troppo caso — come infatti sembra fare la gran parte degli uomini, che puntano sempre gli occhi e il naso verso terra piuttosto che verso il cielo.

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