Una più che normale burocratica favoletta italica

A settembre 2009 mia moglie lasciò l’azienda per cui allora lavorava ricevendo, oltre al normale trattamento di fine rapporto, una somma come incentivo all’esodo che si aggiunse alla liquidazione. Sul totale dell’importo subì una tassazione, calcolata provvisoriamente dall’azienda stessa e sulla quale l’agenzia delle entrate doveva fare poi i conti definitivi: malgrado la giungla italiana della tassazione sulle liquidazioni non è nulla che una paginetta di un foglio Excel non riesca a fare in pochi attimi — se qualcuno naturalmente si prende la briga di inserire i dati…
Oggi finalmente, esattamente quattro anni dopo (diconsi quattro, mi scuso per il burocratese), qualcuno ha immesso i dati e fatto i conti e questi dicono che bisogna pagare ancora 4235 euro di tasse! Quattro anni dopo?
E se nel frattempo fossimo rimasti con pochi o nessun euro in tasca? Oppure se fossimo espatriati (magari l’avessimo fatto)?
E gli interessi perduti dalla stessa agenzia su questo denaro? Li ripaga qualche impiegato negligente troppo occupato con cappuccini e brioche piuttosto che con i conti da fare?
Il bello è che, secondo la legge in vigore, avevano ancora più di un anno di tempo per fare i conti (sino al 31 dicembre 2014): per cui mi tocca anche dire che sono stati bravi, quasi veloci…
Attenti solo a non farvi male correndo troppo, meglio prendersi un’altra pausa caffè!

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